“Si figuri! “
Nell’introdurre questo “Bias del senno di poi” mi torna alla mente la lettura scolastica de “I Promessi Sposi” e il commento del Manzoni: “Del senno di poi ne son piene le fosse”.
La vicenda prende le mosse dal rapimento di Lucia da parte dell’innominato su richiesta di Don Rodrigo.
In quella notte però il rapitore colpito e mosso a pietà dalla fede, dalla sofferenza di Lucia e anche obbedendo alle proprie inquietudini personali si pente dei suoi misfatti.
Il giorno dopo, redento nell’anima, si reca in visita al cardinale Federico Borromeo per rivelare il suo nuovo stato e soprattutto per liberare Lucia e consegnarla alle cure del cardinale stesso.
La Giovane verrà presa in consegna da don Abbondio, da una buona donna moglie del sarto del paese e condotta alla casa di questi.
Il cardinale successivamente si recherà alla casa del sarto per visitare la giovane e ringraziare dell’ospitalità concessa.
Il sarto è un uomo semplice e timido, e quando il cardinale gli esprime la sua gratitudine , l’uomo risponderà con un semplice “si figuri!”.
E il Manzoni commenterà così:
“ ……..Altro non gli volle venire. Cosa, di cui non solo rimase avvilito sul momento; ma sempre poi quella rimembranza importuna gli guastava la compiacenza del grand’onore ricevuto. E quante volte, tornandoci sopra, e rimettendosi col pensiero in quella circostanza, gli venivano in mente, quasi per dispetto, parole che tutte sarebbero state meglio di quell’insulso si figuri! Ma, come dice un antico proverbio, del senno di poi ne son piene le fosse”.
Bias “del senno poi”
La visione del Manzoni è pessimista. Vede il senno di poi come un’energia e una opportunità perduta, sprecata.
Nel mondo della safety però non è esattamente così.
Immergiamoci allora nell’intricato labirinto della mente umana, dove il passato si svela attraverso la lente del “senno di poi”.
Questo fenomeno psicologico, apparentemente inutile, nasconde il potere di trasformare il presente, le nostre percezioni e i giudizi sulla base di eventi trascorsi.
Questo potere non è sempre utilizzato al meglio.
È il “Bias del senno di poi”. L’errore del senno di poi: l’incapacità di far tesoro dell’esperienza.
Il meccanismo del Bias in questione è perverso.
L’accadimento di un incidente inaspettato sposta immediatamente la sensibilità degli operatori verso la naturalezza dell’accaduto. Non poteva che essere così!
La meraviglia dell’inaspettato cessa quasi subito.
Una volta accaduto l’incidente smette di essere incredibile.
E l’esperienza rientra in una sorta di normalità acquisita ex post come se la dinamica e i segnali che puntavano all’incidente fosse stato quasi impossibile non vederli.
Questo fa da schermo alla lungimiranza dell’apprendimento.
Si tratta della tendenza a credere, ottusamente, che dopo che qualcosa è successo, avremmo potuto prevederne naturalmente l’esito.
La verità è che, nella maggior parte dei casi, non avremmo potuto.
La “trappola del senno di poi “è un fenomeno comune molto diffuso.
È presente in tutti noi e influenza le nostre decisioni in modo significativo.
Quando vediamo che qualcosa è andato storto, è facile criticare le persone che hanno preso le decisioni.
Ed è anche soprattutto ingiusto.
È come riavvolgere un film dopo che un evento è accaduto senza però trarne le opportune conseguenze per il presente ed il futuro.
Si rivela così dannoso perché quando ci sentiamo sicuri di sapere cosa sarebbe successo, siamo meno propensi a considerare altre opzioni ed impedirci di considerare nuove possibilità.
Ciechi e sordi ad ogni senso critico il “Bias del senno di poi” non ci consente l’uso di uno sguardo limpido su una visione reale ed inattesa.
Esperienze
Di esempi ed esperienze se ne potrebbero trovare innumerevoli tanto questo Bias è diffuso.
Anche se non proprio attinente alla safety, mi viene da citare l’esempio del mondo della finanza e di chi investe in borsa.
Il famoso detto “Vendi, guadagna e pentiti!”, rappresenta un mantra ampiamente conosciuto nel mondo finanziario.
La sua essenza è in relazione a operazioni finanziarie non tempestivamente monetizzate che hanno condotto a perdite.
O a operazioni rialziste liquidate in anticipo, portando poi a rimpianti nel vedere ulteriori aumenti di quotazione.
Ho qualche esperienza in tal senso.
La speculazione implica prendere decisioni prima che i fatti si manifestino completamente, e ciò inevitabilmente comporta azioni imperfette a causa della limitata disponibilità di informazioni utili.
Dopo l’evento, tutti diventano ottimi analisti.
Prima dell’evento, anche i più esperti investitori sono colmi di incertezze.
Il pentimento che spesso emerge anche dopo un guadagno deriva dalla tendenza umana a cercare di massimizzare i benefici delle proprie azioni.
Il pentimento postumo di essere attori o protagonisti di un incidente o un infortunio grave sul lavoro, è invece qualcosa di molto più amaro e drammatico di una perdita in borsa.
I danni e i sensi di colpa che ne derivano diventano talvolta veramente distruttivi.
Safety Coaching e Bias del senno di poi
È importante pertanto usare il senno di poi come risorsa.
Il concetto di “safety coaching” e il riconoscimento del “Bias del senno di poi” agiscono come opportunità fondamentali per migliorare la sicurezza e l’efficacia in vari contesti.
Specialmente in ambiti dove la gestione del rischio è cruciale, come ad esempio nell’industria, nella sanità, nel mondo del lavoro in generale.
Il “safety coaching” rappresenta un approccio proattivo alla sicurezza, che va oltre la semplice conformità alle norme e ai regolamenti.
Coinvolge un processo di apprendimento continuo e di sviluppo delle competenze per migliorare le pratiche sicure.
Esaminare le decisioni passate con consapevolezza del “Bias del senno di poi” fornisce un quadro più realistico delle circostanze in cui sono state prese le decisioni.
Sviluppa la pratica migliorando la comprensione degli errori e le azioni successive.
Il riconoscimento del “Bias del senno di poi” deve essere incorporato nelle analisi post-incidente.
Il coach ingaggiato per la safety è una persona esterna al meccanismo della decisione.
La sua azione è volta a facilitare una visione retrospettiva scevra da condizionamenti.
Il suo ruolo è quello di aiutare gli operatori ad osservare la deriva che si è verificata ex ante l’incidente,
Una volta svelata e razionalizzata è messa a disposizione delle decisioni future.
L’obiettivo è creare cultura, sensibilità e consapevolezza, con il focus rivolto sempre alla identificazione dei rischi e alle lezioni apprese per eventi accaduti o per near missing.
Conclusioni
La mia esperienza professionale di ingegnere industriale, con una vita trascorsa su impianti produttivi e a contatto con team operativi è diventata la base per fare vero safety coaching con il senno di poi.
E ho necessariamente imparato ad attingere da quelle “fosse riempite di senno” accumulate nel corso del tempo, trasformando ciò che poteva sembrare uno spreco in una preziosa risorsa.
Mentre l’autore de “’I Promessi Sposi” vive il rimpianto di una opportunità persa; nel contesto lavorativo, industriale e della sicurezza, il senno di poi si rivela un alleato insostituibile.
Le lezioni che ho appreso dagli eventi passati sono diventate la linfa vitale per migliorare le prestazioni, ottimizzare gli impianti e rafforzare i protocolli di sicurezza e far crescere con grande soddisfazione professionale le persone intorno a me.
L’adagio: “l’esperienza è la somma dei propri errori” sottolinea il valore sedimentato delle sfide affrontate nel corso della vita.
L’affermazione riflette la prospettiva che impariamo e cresciamo attraverso quelle situazioni in cui commettiamo errori o affrontiamo difficoltà e ne facciamo successivamente un buon uso.
E allora, mi viene da chiedere: come possiamo continuare a coltivare e sfruttare al meglio il nostro senno di poi per affrontare le sfide che ci riserva il domani?

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